CALZATURIERO: lievi segnali positivi nel primo semestre del 2017

Una boccata di ossigeno che conferma il miglioramento per il comparto calzaturiero, ma che ancora non sancisce l’avvio a pieno ritmo della ripartenza.

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“Il settore calzaturiero si presenta all’appuntamento autunnale con the MICAM in un quadro congiunturale improntato alla stabilità” afferma Annarita Pilotti, presidente di Assocalzaturifici. “Siamo moderatamente ottimisti, pur se al tempo stesso molto cauti”.


A sostenere il settore è ancora una volta l’export, che nei primi 6 mesi dell’anno registra un incremento del 3,6% in valore secondo i dati Exportpedia.
Tra i mercati UE riparte la Francia (+2% in euro rispetto al I semestre 2017), la Spagna (+7.3% in euro rispetto al I semestre 2017) e l' Austria (+6.2% in euro rispetto al I semestre 2017).
Fuori dai confini comunitari invece prosegue il recupero rispetto al I semestre 2016 di Svizzera (+6.2% in euro), Russia (+6.2% in euro ) e Polonia (+6.2% in euro).
Rallenta infine il Far East, nonostante la crescita a doppia cifra della Corea del Sud (+18% in valore), gli Stati Uniti e il Canada.


Fonte Exportpedia - Treemap dei principali importatori di Calzature nel I semestre 2017

“L’industria calzaturiera italiana esporta l’85% della produzione – dice ancora Pilotti - e l’accesso ai mercati internazionali è fondamentale, soprattutto per le nostre piccole imprese che non sono strutturate per gestire i costi di investimenti massicci all’estero.
Negli ultimi mesi abbiamo portato a casa risultati importanti. Tra questi c’è sicuramente il CETA, l’accordo di libero scambio tra Canada e Unione Europea, che entrerà in vigore in maniera provvisoria il 21 settembre ma che prevede l’azzeramento immediato dei dazi; fondamentale anche l’accordo di massima siglato con il Giappone, dove le negoziazioni per la definizione di un trattato hanno raggiunto un compromesso politico che giudichiamo, complessivamente, soddisfacente con l’abolizione del sistema delle quote e una riduzione immediata dei dazi dal 30% al 21% e graduale abbassamento fino alla cancellazione in 10 anni”.


Il CETA favorirà le imprese europee grazie all'eliminazione del 99% dei dazi (imposte) che devono pagare alle dogane canadesi. Lo stesso varrà per le imprese canadesi che esportano verso l'UE.
L'Italia ha solo da guadagnare dalla soppressione o dalla riduzione dei dazi doganali con il Canada.
Già oggi la bilancia commerciale bilaterale tra Italia e Canada è positiva: l’Italia è l'ottavo fornitore del Canada con un volume di interscambio bilaterale di oltre 5 miliardi di Euro nel 2016, esportazioni per 3,7 miliardi di euro e un saldo positivo di 2,2 miliardi di euro. (http://www.sviluppoeconomico.gov.it)