Protagonisti sui mercati mondiali nonostante il rafforzamento dell'euro

Il miglioramento della competitività dell’industria italiana, anche in presenza di un cambio forte, conferma l’uscita dalla grande recessione

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Nei giorni scorsi StudiaBo ha misurato che da 8 trimestri consecutivi l’industria italiana sta guadagnando competitività sui mercati esteri: non solo, quindi, guadagno di quote di commercio, che potrebbe derivare anche da un favorevole portafoglio mercati e/o prodotti, ma proprio guadagno di competitività (si veda Il ritorno in scena della competitivita italiana). Questo fatto rischia di non essere colto in tutta la sua portata, se non si considera la sua valenza storica. E’ infatti la prima volta, dal boom industriale degli anni ‘60, che l’Italia migliora la sua competitività in presenza di un cambio forte.
Quello che non riuscì alla Banca d’Italia, tra la fine degli anni '80 e il decennio successivo, con la politica di austerità monetaria, è riuscito all’Italia attuale: vincere sui mercati internazionali facendo leva sulla nostra creatività, talento, flessibilità e determinazione, senza aver bisogno di un cambio debole.

Nei mesi scorsi l'uscita dalla crisi dell'industria italiana è già stata segnalata da molti commentatori, sulla base dei buoni bilanci del 2016 e della netta accelerazione delle esportazioni italiane, avvenuta nel corso del 2016 e all'inizio del 2017.
Questi risultati si sono però realizzati in presenza di un cambio dell'euro debole. Il 20 dicembre 2016 il cambio del dollaro verso l'euro si è, infatti, avvicinato alla parità (precisamente 1.0364 dollari per euro), segnando il punto di maggior debolezza dell'euro degli ultimi 10 anni. Nel corso del 2017, invece, abbiamo assistito ad un continuo e progressivo rafforzamento dell'euro, fino ad arrivare agli attuali livelli prossimi a 1.25. Se dunque il miglioramento di competitività dell'industria italiana nel 2016 poteva trovare ragione in un euro debole, non è possibile dire lo stesso in merito ai risultati del 2017. Ed è questo che ci induce a giudicare di portata storica i cambiamenti avvenuti nella competitività commerciale italiana negli ultimi anni.

50 anni di storia

Questo articolo ripercorre brevemente 50 anni di storia italiana, per far emergere l’eccezionalità del risultato ottenuto dalla nostra industria nel biennio appena trascorso.
I due grafici di seguito riportati presentano la dinamica del tasso di cambio della lira verso il marco e l'euro e quella delle quote italiane di commercio mondiale. Nei grafici sono inoltre evidenziati 4 periodi che hanno caratterizzato la storia economica italiana, dal boom economico ad oggi:

  • il periodo delle svalutazioni competitive, iniziato nel 1974 all'indomani del primo shock petrolifero;
  • il periodo della lira forte, tra il 1988 e il settembre 1992, in cui la Banca d'Italia fece del cambio un elemento di disciplina per costringere gli operatori italiani verso la stabilità - non riuscendovi, come noto;
  • il periodo in cui la lira rimase fuori dallo SME, iniziato nel settembre 1992 e conclusosi nel novembre 1996, quando l'Italia decise di aderire all'UEM;
  • il periodo dell'euro.

Tasso di cmabio delle lira Italia: quote di commercio mondiale

Svalutazioni competitive

Nel corso degli anni '60 l'industria italiana era progressivamente diventata la fabbrica d'Europa, raggiungendo nel 1972 il 4.6% di quota di commercio mondiale. Lo shock petrolifero del '73 e le tensioni inflazionistiche che seguirono ne minarono, però, la competitività, tanto che nel 1974 si accusò un forte peggioramento delle partite correnti e un progressivo deprezzamento della lira. Nel corso di tutta la seconda parte degli anni '70 e nei primi anni '80 la lira continuò a deprezzarsi, anche dopo l'entrata in vigore, nel marzo 1979, del Sistema Monetario Europeo (SME) e la nascita dell'ECU1. Grazie al continuo deprezzamento della moneta italiana, l'industria nazionale riuscì a mantenere le proprie quote di commercio mondiale sopra al 4%.

Lira forte

La partecipazione allo SME rendeva tuttavia sempre più problematici i continui aggiustamenti del valore della lira, tanto da portare, alla fine degli anni '80, all'avvio di una politica di rigore monetario, finalizzata a indurre gli operatori del settore a scelte coerenti con la stabilità economica. In questa fase la lira mantenne un rapporto di cambio fisso all'interno dello SME, portando l'industria italiana a perdere quote di commercio mondiale dal 4.7 al 4.0%.

La crisi di settembre 1992

La fase di lira forte si interruppe bruscamente nel settembre 1992, quando la lira, preceduta di un giorno dalla Sterlina, il 17 usci dallo SME. Iniziò quindi una fase di forte deprezzamento, fino a raggiungere un massimo di 1256 lire per un marco il 20 aprile 1995, consentendo all'industria italiana di rimanere ancora sopra al 4% di quota di commercio mondiale.

La decisione di partecipare all'area Euro

Nel frattempo i nostri partner europei stavano programmando la costruzione di un'area di unione monetaria: l'Italia si trovò di fronte alla difficile decisione di entrare o meno nello SME per poter partecipare, fin dal suo avvio, all'area Euro. Come è noto, la scelta fu quella di partecipare, anche se ciò ebbe un costo elevato in termini di politica dei redditi, del bilancio pubblico e monetaria, tanto da apprezzare la lira fino a 990 lire per marco e 1936 per euro, fissati nella riunione dell'Ecofin2 del 24 novembre 1996 a Bruxelles.

Crollo delle quote di commercio mondiale

L'industria italiana non era pronta a sostenere il tasso di cambio imposto dai nostri partner europei e, soprattutto, non era pronta ad attuare strategie competitive diverse da quelle basate prevalentemente sui costi. Ne seguirono oltre 15 anni di continue perdite di quote di commercio mondiale, fino a stabilizzarsi nel primi 5 anni di questo decennio su un valore di 2.7%.

L'avvenuta trasformazione dell'industria italiana

Alla luce di quanto sopra esposto, il recupero della quota di commercio mondiale registratosi nel 2016 e 2017 - imputabile ad un miglioramento competitivo e non ad una composizione di mercato e/o prodotto - risulta particolarmente rilevante. In particolare, il miglioramento del 2017, avvenuto in una fase di rafforzamento dell'euro, assume una rilevanza storica perché certifica l'avvenuta trasformazione dell'industria italiana e la raggiunta capacità di vincere sui mercati internazionali facendo leva su fattori diversi dal costo.


1. L'ECU è l'unità di conto europea che ha anticipato l'Euro.
2. L'Ecofin è il Consiglio dei ministri dell'Unione Europea a cui partecipano i ministri economici e finanziari.

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