L'indebolimento della Rupia indiana

La banca centrale agisce sulla valuta per sostenere la competitività del paese

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Coerentemente con quanto osservato nell'ultimo anno, anche questa settimana la maggior parte delle valute mondiali sta guadagnando terreno nei confronti del dollaro: la tendenza al ribasso della moneta statunitense, che si osserva dall'inizio del 2017, si colloca dopo un lungo periodo di apprezzamento, terminato di fatto con l'insediamento di Trump.

“The dollar is getting too strong”
(Donald Trump al Wall Street Journal, aprile 2017)

Nello scenario di un generale rafforzamento nei confronti del biglietto verde, si osservano questa settimana alcune rilevanti eccezioni:

  • il Rublo russo, per le sanzioni recentemente imposte dagli Stati Uniti e le tensioni relative alla questione siriana (come abbiamo illustrato in questo articolo);
  • il Franco svizzero, che in questa delicata fase geopolitica si sta indebolendo invece che rafforzando, mettendo in dubbio il suo ruolo di valuta rifugio;
  • il Real brasiliano per ragioni principalmente politiche, quali l'elevato grado di incertezza che aleggia sul paese in relazione alle prossime elezioni presidenziali;
  • la Rupia indiana.

Il caso della Rupia

La Rupia indiana ha perso quasi il 4% del suo valore da gennaio ad oggi nei confronti del dollaro (più del 7% nei confronti dell'euro). Anche il tasso di cambio effettivo della valuta asiatica mostra una chiara tendenza all'indebolimento negli ultimi 12 mesi, come si evince dal grafico riportato di seguito. Alla fine del 2017 si registra una leggera fase di ripresa, ma la Rupia riprende la sua discesa all'inizio del nuovo anno.

Tasso di cambio effettivo Rupia

Quali fattori stanno influenzando l'indebolimento della Rupia?

  • Il commercio internazionale

L'India non è un grande esportatore: a titolo esemplificativo, si pensi che il flusso commerciale totale in uscita dal paese nel 2017 è stato pari a 300 miliardi di dollari, contro i 500 miliardi di dollari di export italiano. Il saldo delle partite correnti risulta negativo, pari a –1.4% del PIL nel 2017, e si attende un peggioramento per gli anni a seguire secondo le previsioni IMF.

Il rally al rialzo del prezzo del greggio, iniziato nel gennaio 2016, potrebbe inoltre incidere negativamente sul trade deficit indiano, essendo il paese asiatico il terzo importatore mondiale di questa commodity (fonte: SIUlisse, dati 2017).
Il quadro della bilancia commerciale genera la preoccupazione dei policy-makers, che vedono come conveniente far perdere forza alla valuta pur di accrescere la competitività dell'India a livello di esportazioni.


  • La politica monetaria

Lo scenario commerciale si riflette nell'azione di politica monetaria della Reserve Bank of India (RBI): la RBI sta infatti accrescendo le proprie riserve di valuta estera (402 miliardi di dollari a gennaio 2018), contribuendo a determinare l'indebolimento della valuta interna.

Questo mese si è inoltre tenuto il Monetary Policy Committee Meeting della RBI, in occasione del quale la banca centrale ha deciso di mantenere una posizione neutrale per la politica monetaria. L'obiettivo è quello di raggiungere nel medio termine un target inflazionistico del 4%, con un margine di oscillazione del 2%, supportando al tempo stesso la sviluppo economico. La RBI ha infatti dichiarato che l'economia indiana è attualmente in crescita, ma non raggiunge ancora il livello atteso, tale da stimolare sostanziali investimenti nel paese. Nonostante l'output gap si stia chiudendo, il sistema economico continua quindi a lavorare al di sotto delle sue piene potenzialità.
Nel contesto descritto, lo scopo primario dell'istituto centrale risulta dunque quello di stimolare la competitività del paese attraverso l'indebolimento della valuta, manovra che risulta non dannosa in un contesto come quello attuale di inflazione stabile e vicina al target (+4.4% a febbraio 2018).