Le sfide per una crescita duratura

Fondo Monetario Internazionale - World Economic Outlook, October 2018

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GrandeRecessione Previsioni Emergenti Il meglio dal Mondo

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Traduzione commentata di: www.imf.org/en/Publications/WEO


Continua la fase di espansione del ciclo mondiale iniziata alla metà del 2016, con una crescita nel biennio 2018-2019 non distante da quella registrata nel 2017. Nello stesso tempo però, la crescita è diventata meno equilibrata e potrebbe aver già superato la fase di picco in alcune economie.

Politiche e prospettive dell’economia mondiale


A livello mondiale, nel biennio 2018-2019 avremo una crescita grosso modo simile al 2017, anche se ad un tasso leggermente inferiore e, sopratutto, meno equilibrata. Negli ultimi sei mesi sono aumentati i rischi di un rallentamento della crescita e si sono ridotti i fattori che potrebbero, viceversa, sorprenderci per una sua accelerazione. La crescita dell’economia mondiale è prevista al 3.7% per il biennio 2018-2019, due decimi percentuali di punto inferiore a quella prevista nello scenario di aprile. La revisione al ribasso riflette:

  1. il rallentamento inatteso all’inizio di quest’anno di alcuni dei paesi maggiormente industrializzati (N.d.T: Germania e Francia, soprattutto);
  2. gli effetti negativi delle misure commerciali (N.d.T: aumento delle tariffe USA) approvate e attuate tra aprile e metà settembre;
  3. prospettive più deboli per alcune economie emergenti e paesi in via di sviluppo, dovute a specifici fattori paese (N.d.T: Turchia, Argentina, Venezuela), condizioni finanziarie più rigide, tensioni geopolitiche (N.d.T: Iran) e maggiori costi delle importazioni di petrolio.

Il recupero dell’economia mondiale a 10 anni dal tracollo finanziario del 2008

Le perdite nei livelli di attività successive alla crisi del 2008 sembrano persistere, indipendentemente dal fatto che un paese abbia sofferto o meno una crisi bancaria nel 2007-2008. La debolezza degli investimenti sono stati il canale attraverso il quale la crisi finanziaria ha influenzato l’economia reale, accompagnata da una minor durata del capitale investito e da una minor crescita della produttività, rispetto alle dinamiche pre-crisi.
La diverse strutture delle politiche economiche e la diversa velocità di reazione hanno influenzato la profondità della caduta dei livelli di attività. I paesi con politiche economiche prudenziali e con una supervisione efficace sono stati colpiti di meno; i paesi che prima delle crisi avevano una maggior vulnerabilità finanziaria hanno accusato le maggiori perdite di produzione. Minori perdite sono state inoltre subite dai paesi che, prima delle crisi, presentavano un maggiore equilibrio fiscale e un regime di cambi flessibili.
Dopo lo scoppio della crisi, molti paesi hanno adottato misure straordinarie e politiche economiche senza precedenti, per mitigare le perdite nei livelli di attività.

Le sfide per la politica monetaria dei paesi meno industrializzati, in un contesto di normalizzazione delle condizioni finanziarie globali.

Dalla metà degli anni 2000, l’inflazione nei paesi meno industrializzati (N.d.T: economie emergenti e paesi in via di sviluppo) è stata mediamente bassa e stabile. Può questo essere considerato un risultato acquisito? Anche in una situazione di normalizzazione delle condizioni finanziarie globali?
Le conclusioni delle analisi sviluppate nel rapporto sono:

  1. nonostante la stabilità generale, l’area dei paesi meno industrializzati si caratterizza per una considerevole diversità dei livelli di inflazione e per aspettative a medio-lungo termine mediamente più elevate;
  2. le aspettative di inflazione a medio lungo termine sono il principale fattore determinante i livelli di inflazione in un paese. Le condizioni esterne giocano un ruolo più limitato. Questo suggerisce che i fattori interni, e non quelli globali, sono le principali cause dei recenti aumenti dei livelli di inflazione;
  3. miglioramenti delle misure di ancoraggio delle aspettative (N.d.T: attraverso un aumento della credibilità delle autorità monetarie) possono aumentare la capacità di reazione economica a shock esterni avversi. Nelle economie meno industrializzate, le misure di ancoraggio consentono di ridurre la persistenza dell’inflazione e interrompere il circolo vizioso tra svalutazione e aumento dei prezzi interni, consentendo alla politica monetaria di perseguire maggiormente l’obiettivo di riduzione delle fluttuazioni dei livelli di attività.

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