Stabilità sul mercato dei cambi

Dollaro, euro e sterlina confermano le dinamiche degli ultimi mesi

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Europa Stati Uniti Cambio Dollaro Euro I numeri della settimana

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Il bilancio della settimana sulle dinamiche valutarie mondiali punta ad una sostanziale stabilità: proseguono le tendenze al rialzo o al ribasso osservate negli ultimi mesi per le maggiori valute.

Si conferma il primato del dollaro…

Il dollaro conserva il suo ruolo di primo piano sui mercati, continuando il suo cammino di apprezzamento. Soltanto nell’ultimo mese ha visto aumentare il suo valore effettivo di quasi il 2%.

Tasso di cambio effettivo dollaro

L’ultima riunione del comitato di politica monetaria della Federal Reserve, tenutasi l’8 novembre, ha deciso di lasciare i tassi invariati al livello attuale1. Secondo gli analisti, il prossimo rialzo potrebbe verificarsi a dicembre.
Questa scelta di politica monetaria è in linea con i segnali dell’economia reale, che puntano verso una solidità del mercato del lavoro e una sostenuta crescita dell’attività economica. Il PIL USA nel III trimestre 2018 ha segnato un vigoroso +3% rispetto allo stesso trimestre del 2017, crescita superiore rispetto a quella osservata negli ultimi 3 trimestri.

...e la debolezza dell’euro.

Diametralmente opposto è il caso dell’euro. La moneta unica prosegue la sua dinamica di indebolimento, a cui fa eco un rallentamento della crescita economica.
Questa settimana l’Eurostat ha rilasciato i dati sul III trimestre 2018, che confermano una crescita positiva per l’Eurozona (+1.7% su base annua), ma in rallentamento rispetto ai trimestri precedenti. Si conferma quindi la progressiva frenata della crescita della zona euro, osservata dal IV trimestre 2017, che avevamo illustrato in questo articolo.

A ciò si aggiungono le dichiarazioni rilasciate venerdì da Draghi al Frankfurt European Banking Congress. Il presidente della BCE ha aperto alla possibilità che il percorso di normalizzazione della politica monetaria annunciato a giugno2 non venga rispettato, perché i prezzi stanno salendo meno del previsto: secondo i dati Eurostat l’inflazione core3 dell’Eurozona non ha visto una sostanziale accelerazione nell’ultimo anno, oscillando nel range 1.1-1.3%; ferma a 1.2 a ottobre 2018. Altro elemento di rischio è la presenza di vari focolai di incertezza a livello europeo.

Brexit alle porte: l’opacità degli scenari impatta sulla sterlina.

Tra le fonti di incertezza citate da Draghi, indubbio è il ruolo ricoperto dalla questione Brexit, che negli ultimi giorni ha visto significative evoluzioni.
Mercoledì sera è stata approvata dal consiglio dei ministri del Regno Unito la bozza di accordo per una “soft Brexit”. L’immediata reazione sono state le dimissioni, il giorno successivo, di alcuni tra i ministri più fedeli alla linea della “hard Brexit”, nonché l’apertura di una mozione di sfiducia sul primo ministro May. Questa situazione di caos ha avuto un immediato impatto sulla sterlina, che tra il 14 e il 15 novembre ha perso l’1.6% del suo valore effettivo.

Tasso di cambio effettivo sterlina

Guardando al grafico, che mostra la dinamica della valuta britannica dall’inizio 2014 ad oggi, è immediato notare come il referendum del giugno 2016 sia stato uno spartiacque per la sterlina. Negli ultimi due anni si sono susseguite fluttuazioni di breve periodo, che principalmente si inquadrano nelle tensioni relative al Brexit deal, ma senza più tornare sui livelli precedenti.

Il principale fattore che penalizza la sterlina è l’incertezza che avvolge tutta la questione Brexit, che secondo gli analisti spazia dalla solidità della leadership politica della May alla possibilità che l’accordo venga o meno approvato alla Camera, passando per la probabilità di un secondo referendum.
Il prossimo passo chiave sarà il meeting del Consiglio Europeo del 25 novembre, che dovrà finalizzare e formalizzare l’accordo sulla Brexit. Potrebbe quindi essere alle porte la data chiave in cui si delineeranno i destini delle relazioni UE-UK.


Note:
1. Target range per il federal funds rate al 2-2.25%.
2. Fine del quantitative easing a dicembre e rialzo dei tassi da fine 2019.
3. Tasso d’inflazione al netto dei prezzi energetici e alimentari.


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