Emergenti in ripresa? Il caso della Rupia indiana

La valuta beneficia del calo del prezzo del petrolio e dell’operato della banca centrale

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Così come la Lira turca, caso affrontato la scorsa settimana, un’altra valuta emergente che ha vissuto una fase di indebolimento negli ultimi mesi e ora sta recuperando terreno è la Rupia indiana.
Il deprezzamento della Rupia ha avuto inizio nella primavera del 2017, in concomitanza col rialzo dei tassi USA, e ha subito una particolare accelerazione tra metà agosto a inizio ottobre, toccando il punto di massimo di 74.41 Rupie per dollaro.
Da allora è iniziata una fase di netta ripresa, che ha portato la valuta a recuperare più del 6% del suo valore rispetto al dollaro.

Tasso di cambio Rupia indiana verso il dollaro

Rupia indiana sensibile al prezzo del petrolio

Dietro a questo recupero si celano molteplici fattori: primo fra tutti è il prezzo del petrolio, del quale l’India è il terzo importatore mondiale.
Poiché le transazioni sul petrolio avvengono principalmente in dollari, il paese effettua significativi acquisti di valuta USA, fattore che genera un indebolimento della Rupia rispetto al dollaro. A fronte di una diminuzione del prezzo del petrolio, e della conseguente quantità di dollari acquistati, la valuta indiana può quindi sperimentare un beneficio in termini di rafforzamento.

Ciò è quanto accaduto da inizio ottobre, quando ha avuto inizio un trend al ribasso per il prezzo di petrolio, essenzialmente dovuto ad un eccesso di offerta. Come si nota dal grafico che segue, la Rupia ha cominciato a rafforzarsi poco dopo l’inversione di rotta del prezzo del greggio.

Prezzo del petrolio e tasso di cambio Rupia indiana-dollaro
(gennaio-novembre 2018)

Fonte: Elaborazioni StudiaBo su dati Federal Reserve St. Louis.
Prezzo del petrolio e tasso di cambio Rupia indiana-dollaro

L’incrocio delle due serie storiche mostra come il prezzo del petrolio non sia ovviamente l’unico fattore ad influenzare la dinamica della Rupia, data la coincidenza soltanto modesta tra le curve. Sembra comunque indubbia la presenza di un parziale ruolo di guida.

L’azione della banca centrale

Al rafforzamento della valuta ha contribuito anche un operato più deciso da parte della Reserve Bank of India (RBI) rispetto a quello di quest’estate.
I dati SIUlisse sulle riserve internazionali evidenziano, infatti, come queste siano rimaste costanti tra agosto e settembre, sui 380 miliardi di dollari, mentre le ultime informazioni rilasciate dalla RBI suggeriscono che a metà novembre le riserve siano scese sotto quota 370, indicando quindi la vendita di valuta estera per sostenere la Rupia.

Il prossimo futuro

Due sono i principali fattori che inducono a dubitare della possibilità di un sostenuto rafforzamento della valuta indiana nel prossimo futuro. Il primo è che a maggio 2019 si terranno le elezioni nel paese, inevitabile fonte di incertezza che la Rupia andrà con buona probabilità a riflettere.
Altro elemento da tenere in conto è la bilancia commerciale. Come avevamo raccontato in questo contributo, l’India presenta un ampio deficit delle partite correnti che, secondo le ultime informazioni della RBI, non ha dato segnali di miglioramento: anzi, nel periodo luglio-agosto 2018 il deficit commerciale è aumentato di 35.3 miliardi di dollari rispetto a un anno fa. Di fronte a ciò, la risposta naturale della valuta è l’indebolimento.


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