Abbigliamento esterno: c’è movimento nella fascia alta del mercato

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Attualità e Congiuntura

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L’analisi del commercio internazionale di abbigliamento esterno fornisce utili indicazioni sia per intuire le mosse strategiche dei principali competitors che per intercettare le dinamiche dei consumi. Nel caso specifico, si è concentrata l’attenzione sulla fascia alta del settore e, nei principali mercati, si sono evidenziati importanti spostamenti nella provenienza e nelle caratteristiche delle forniture di capi d’abbigliamento. Queste modificazioni possono essere interpretate come sintomi delle dinamiche in atto e consentono, ad un occhio esperto, di focalizzarvi l’attenzione e di approfondirne le cause.

Il contesto

L’interscambio di abbigliamento esterno ha interrotto, nel 2008, il suo trend di crescita costante inanellando alcuni anni di stop and go. Abbigliamento esterno: evoluzione dei flussi internazionali 1995-2013 (‘000 ton.) Dietro agli andamenti degli ultimi tre anni, a fronte di un calo delle quantità scambiate si è assistito ad una crescita dei prezzi medi. Abbigliamento esterno: dinamiche degli scambi in valore, quantità e prezzo Quasi la metà dei flussi mondiali, in valore, sono destinati alle economie mature, mentre dal lato dell’offerta i Cinesi fanno la parte del leone, affiancati da Vietnamiti e Bengalesi. L’Italia difende il suo 5% di quota. Abbigliamento esterno: Paesi importatori, aggregato 2011-2013 Abbigliamento esterno: Paesi esportatori, aggregato 2011-2013 Cosa sta succedendo nel segmento dell’abbigliamento di fascia alta? Il segmento relativo alla fascia alta di prezzo rappresenta poco meno dell’1% in quantità ma oltre il 5% in valore. Si tratta, palesemente, di un mercato di nicchia dove la modifica delle variabili in gioco sono in grado di spostare significativamente gli equilibri. I principali Paesi importatori evidenziano, nell'ultimo biennio, interessanti movimenti che pongono più domande che risposte. In questa sede proponiamo un esercizio diverso dal solito: evidenziamo alcune situazioni interessanti e ci poniamo solo delle domande (in certi casi avanziamo ipotesi dubitative). Nell'ultimo anno la Germania ha incrementato significativamente le importazioni dalla Romania di capi di fascia alta; il prodotto romeno ha rapidamente raggiunto una quota del 5,6% in valore sul totale delle importazioni tedesche, l’incremento delle quantità importate è accompagnato dall'aumento del 33% del prezzo applicato ai capi rispetto al 2012. Contestualmente le imprese italiane hanno subito una perdita di quota (dal 39% al 36% in valore). Incide sicuramente la delocalizzazione di alcuni grandi marchi italiani in Romania, ma questa tendenza si manterrà anche se, come sta succedendo, i costi di produzione in questo Paese continueranno a crescere? Gli Stati Uniti negli ultimi due anni hanno incrementato le importazioni di abbigliamento di fascia alta da Hong Kong e dalla Giordania, in particolare nel 2013 la Giordania ha acquisito una quota del 8,2% in valore. Tra il 2012 e il 2013 il prezzo dei capi provenienti da Hong Kong è aumentato dell’86% mentre le quantità importate sono diminuite del 54%. L’Italia tra il 2012 e il 2013 perde quasi 16 punti percentuali ed il prezzo applicato è aumentato mediamente degli ultimi due anni del 5/6%. Quale potrà essere il ruolo dei cinesi di Hong Kong che, oltre che sul mercato americano, stanno acquisendo quote significative in Gran Bretagna, Giappone e Germania? E la Giordania? L’exploit sul mercato statunitense è solo una moda passeggera, legata al ruolo internazionale della Regina Rania, o nasconde qualcosa di più serio? Nel Regno Unito la partita si gioca fra italiani e francesi con oltre metà delle importazioni di capi di fascia alta che provengono da questi due Paesi. Il terzo incomodo è il Belgio che tende a perdere quote in Gran Bretagna ma a guadagnarne in Francia, Germania e Olanda. Gli altri Paesi erodono lentamente quote ai primi tre, con gli statunitensi che, nel 2013, superano addirittura il 2% di quota. In una società multietnica si modificherà il concetto di moda? Per i francesi la moda italiana rimane un must; nel 2013 i capi italiani d’abbigliamento di fascia alta pesano per il 65% sulle importazioni francesi con prezzi medi in crescita. Un elemento di interesse è dato dall’incremento delle importazioni dalla Turchia, Paese che acquisisce quote crescenti anche in Italia ed in numerosi altri mercati. L’aggiornamento tecnologico dei produttori di abbigliamento turchi sta consentendo di riposizionare verso l’alto l’offerta di questo Paese?