In nome della divergenza: l’Europa a due velocità

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Analisi Mercati Esteri
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Mezza Europa è in recessione – le implicazioni per la manifattura italiana Le previsioni della Commissione Europea pubblicate di recente - le Winter 2013 Forecasts - ci ricordano che mezza Europa è in recessione e che i miglioramenti del contesto finanziario, grazie in particolare al programma di riacquisto dei titoli della Banca centrale europea, ancora non si sono riverberati sull’andamento dell’economia reale e sulle dinamiche dei consumi. Il conto del 2012 è alquanto salato: la metà dei paesi europei ha avuto una crescita economica con il segno meno. Il -6.4% del PIL greco è il dato più eclatante. L’analisi dei dati di commercio estero dell’Italia estrapolati dalla banca dati Ulisse ci può aiutare a spiegare quali siano le implicazioni per le nostre imprese esportatrici.

Metà dell’export manifatturiero italiano, secondo i dati di Ulisse, è destinato ai mercati europei, includendo sia l’Europa Occidentale che i paesi dell’Europa Orientale (compresi anche i paesi non membri UE). Tale quota è diminuita a seguito dello scoppio della crisi del 2008 - le imprese si sono rivolte verso altre aree geografiche, Asia in primis - ma rimane ancora largamente maggioritaria.

All’interno del perimetro del Vecchio continente, l’export verso l’Europa Occidentale è man mano virato verso l’Europa Orientale: quasi il 30% delle esportazioni delle imprese italiane in Europa varca l’ex Cortina di Ferro. Si tratta di dieci punti percentuali in più rispetto al 2002.

Ebbene, per quanto riguarda le economie dell’Est Europeo (i membri UE e la Croazia, che farà parte dell’Unione Europea dal giugno di quest’anno), che pochi anni addietro rappresentavano le “tigri” europee in termini di performance economica, ben 4 paesi su 11 hanno subito le morse della recessione (Repubblica Ceca, Slovenia, Ungheria e Croazia). Il fronte Est ha delle performance economiche mediamente migliori del fronte occidentale, ma la grande corsa del decennio 1998-2008 è un ricordo lontano. In particolare, Ungheria e Slovenia sono le economie più deboli, destinate – assieme alla Croazia – a rimanere in recessione anche nel 2013. All’altro opposto, i paesi Baltici, la Slovacchia e la Polonia sono i paesi con le performance economiche più dinamiche di tutto il Vecchio Continente.

Notizie positive per il manifatturiero italiano vengono anche dall’economia tedesca: seppure quest’ultima non mostri risultati particolarmente brillanti, appare comunque solida e destinata a mantenere il ruolo di locomotiva per i suoi principali partner commerciali, Italia inclusa.

La sfida per le imprese italiane è gestire la divergenza di performance tra il blocco centro Europeo (Germania e area Baltica), che ha ancora parecchie frecce al suo arco, e la crisi profonda delle periferie. I paesi europei che nel corso del 2012 sono risultati in recessione attivano quasi un quarto di tutto l’export italiano destinato all’Europa. La Spagna in particolare ha un ruolo alquanto rilevante in termini di mercato di destinazione delle nostre merci: cinque anni or sono, l’export italiano verso la Spagna era superiore a quanto le nostre imprese riuscivano a vendere in tutta l’Asia (ora, nel giro di pochi anni, è del 40% inferiore). La presenza del manifatturiero italiano in Grecia è collassata (-40%) nel giro di pochi anni.

Nel 2013 una delle sfide principali per le imprese esportatrici italiane sarà quindi quella di interpretare le dinamiche geografiche e settoriali in Europa e nel mondo. La crisi accelera i cambiamenti ed i trend in atto, modifica le gerarchie: riuscire ad interpretare e anticipare i cambiamenti è un fattore chiave.