Le politiche tariffarie per prodotto

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Nell'articolo Le politiche tariffarie nel mondo abbiamo descritto le politiche tariffarie praticate dai diversi paesi mondiali, segnalando come il pericolo di un possibile contagio di una politica protezionistica americana sia abbastanza contenuto. Nel successivo Le tariffe pagate dagli esportatori UE abbiamo analizzato le riduzione delle tariffe pagate delle imprese UE dovute ai diversi accordi di libero scambio, che la Commissione Europea ha stipulato con oltre 70 paesi mondiali.

In questo articolo iniziamo la disamina per prodotto delle tariffe pagate dalle imprese UE. Abbiamo considerato i principali mercati di destinazione, ragruppandoli in due grandi aggregati: il primo composto dai paesi industrializzati non UE; il secondo formato dai mercati emergenti. Al fine di avere una visione di sintesi della politiche tariffarie attuate dai paesi partner, i codici doganali sono stati raggruppati nelle industrie della classificazione Ulisse. I risultati delle elaborazioni sono riportati nei 4 grafici che seguono.

Politiche Tariffarie per prodotto

Tariffe protettive per i prodotti agroalimentari

Il primo grafico in alto a sinistra presenta le tariffe medie pagate della imprese UE (quindi tenendo conto dei diversi accordi di libero scambio) verso i mercati dei paesi industrializzati e verso i mercati emergenti, raggruppate per industria. Il secondo grafico in alto a destra riporta una esplosione per settore dei dati relativi al comparto Materie prime naturali. Dall'analisi dei dati emerge chiaramente la particolarità dei prodotti legati all'agricoltura (evidenziati, in entrambi i grafici, con il testo in verde), gli unici per cui le imprese esportatrici UE devono pagare tariffe mediamente elevate sia quando esportano nei paesi sviluppati sia nei mercati emergenti. Particolarmente ingenti sono le tariffe pagate nel settore Alimentari e Bevande (che raggruppa tutti i beni alimentari confezionati) che, nei mercati emergenti, superano, nella media, il 20%.

Se si escludono i beni alimentari, le tariffe che le imprese UE devono pagare quando esportano nei paesi sviluppati sono mediamente basse, inferiori al 3%.

Emergenti proteggono anche l'industria leggera

Nel caso, invece, dei mercati emergenti, i dati riportati nel grafico 1 consentono di evidenziare un cluster di settori relativamente omogenei dal punto di vista merceologico in cui le tariffe risultano prossime al 10%. Questo cluster raggruppa i prodotti dell'industria leggera destinati al consumo per la persona e per la casa. Sono settori che possono svilupparsi anche in economie con scarse risorse finanziarie, sostenuti da una domanda locale di vicinanza. E' evidente l'obiettivo della maggior parte delle economie emergenti di utilizzare le tariffe per questi settori, come per l'alimentare, quale strumento per proteggere l'industria locale.

Politiche tariffarie attente alla competitività delle imprese locali

Il grafico 1 evidenzia, infine, un gruppo di settori all'interno di un'area viola. Per agevolare la lettura, i dati contenuti in quest'area sono stati riportati nei grafici 3 e 4. Il gruppo comprende i beni intermedi, importati per essere utilizzati nella produzione dei beni finali, e i beni finali strumentali, importati, spesso, per migliorare i processi produttivi. Anche in questo caso le tariffe applicate dai paesi sviluppati sono molto basse. Più articolate sono le tariffe praticate dai paesi emergenti.

Se consideriamo il 5% la soglia oltre la quale l'applicazione di una tariffa trova ragione non solo in esigenze di entrate statali, ma anche di elementi protezionistici, quasi tutti i beni strumentali (grafico viola a destra) sembrano essere gravati da tariffe dettate da soli bisogni fiscali. Tra i beni meno “protetti” si segnalano, inoltre, (grafico viola a sinistra) le Materie Prime industriali, le Componenti elettroniche e i beni Intermedi Chimici. Viceversa un certo grado di protezione emerge dalle tariffe praticate sui prodotti dell'industria Tessile (grafico a sinistra), il cui sviluppo è fondamentale per la crescita dell'industria del Vestiario, e sui prodotti dei Mezzi di Trasporto (grafico a destra), che riflette la politica di alcuni paesi emergenti nel sostenere un'industria automobilistica locale. Il quadro che emerge per i beni utilizzati nei processi produttivi come input o strumentali, è una generale attenzione da parte dei paesi emergenti a non imporre tariffe che potrebbero, via costi di produzione, ridurre la competitività della proprie imprese industriali.

Conclusioni

L'analisi sviluppata in questo articolo evidenzia come i paesi industrializzati attuino quasi esclusivamente nella filiera agroalimentare politiche tariffarie protezionistiche nei confronti dei beni provenienti dai paesi UE. Per questi beni, le tariffe dei paesi sviluppati risultano ancor più alte di quelle, pur elevate, dei paesi emergenti.

Se si escludono i prodotti agroalimentari, le tariffe praticate dai paesi industrializzati sono generalmente molto basse, inferiori al 3%.

Più variegate sono le politiche tariffarie praticate dai paesi emergenti. A fronte di politiche tariffarie protezionistiche per i beni agroalimentari, risultano mediamente alte anche le tariffe sui beni dell'industria leggera per il consumo, segnalando come alcuni paesi emergenti usino le tariffe quale forma di protezione della propria nascente industria locale. Mediamente le tariffe sui beni intermedi e sui beni strumentali sono, invece, mantenute basse per non ridurre la competitività delle imprese locali utilizzatrici.