L'incidente libico: un'occasione per una nuova tensione sul mercato del greggio

Analisi dei flussi commerciali del greggio e degli andamenti dei futures con scadenza a breve e lungo termine

Pubblicato da Matteo Cavallo. .

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Il 26 dicembre dell'anno appena concluso i giornali di tutto il mondo riportavano la notizia di un'esplosione che ha interessato l'oleodotto libico di Al Sider (Cirenaica). L'attacco terroristico ha pregiudicato il funzionamento dell'impianto costringendo gli operatori della joint venture Waha Oil a ridurre la capacità del condotto di circa 60-70 mila barili al giorno fino al ripristino.

Le borse, in particolare quella di New York, hanno reagito tempestivamente alla notizia registrando aumenti importanti del prezzo del WTI.

In questa breve analisi verrà discussa la dimensione dell'offerta libica di greggio rispetto al commercio mondiale e il “sentimento” degli esperti circa il prezzo del petrolio tramite il confronto dei futures con scadenza a breve e a lungo termine.

Quanto pesa la produzione della Libia sull'offerta mondiale

Di seguito verrà mostrato l'andamento delle esportazioni di greggio libico. I dati trimestrali si riferiscono alle dichirazioni di importazioni dalla Libia di un campione di paesi che copre oltre il 90% della domanda mondiale di petrolio (Sistema Informativo Ulisse).

valori export greggio libico

L'economia della Libia ruota intorno alla produzione di petrolio, pertanto il suo commercio riflette le fasi della storia recente del paese stesso:

  • il crollo delle esportazioni in concomitanza con la caduta del regime di Gheddafi (2010-2011);
  • la ripresa con il picco del 2012 durante il governo del Consiglio nazionale di transizione;
  • la forte caduta durante la fase di scontri tribali (2012-2014);
  • la ripresa delle esportazioni con il regime del generale Haftar (2014);
  • nuova flessione e lieve ripresa dopo la formazione di un governo di accordo nazionale supervisionato dalle Nazioni Unite (dicembre 2015).

Dall'inizio del 2016 le esportazioni libiche sono in aumento, raggiungendo il livello di 4 miliardi di esportazioni nel III trimestre del 2017. Confrontando questo livello con quello dell'intera domanda mondiale di petrolio (197 mld $ nel corrispondente periodo), risulta che l'offerta libica rappresenta solo il 2% dell'offerta mondiale. Se si considera che sull'oleodotto di Al Sider transita circa il 10% del petrolio libico, l'impatto della sua chiusura sull'offerta mondiale risulta quindi molto marginale.

La situazione di backwardation

In seguito alla notizia del sabotaggio dell'oleodotto libico, i prezzi di West Texas Intermediate (WTI) e del Brent hanno registrato un importante aumento. Il prezzo a breve del WTI (con scadenza a un mese) ha superato i 60 dollari al barile mentre il Brent ha raggiunto addirittura i 67 dollari.

Confrontando i Continuous Contract con scadenza a breve (un mese) e lungo termine (tre anni) è possibile interpretare le aspettative degli esperti sull'andamento futuro del greggio.

Futures WTI 1 e 36 mesi

Dal confronto emerge una situazione di backwardation iniziata ad ottobre 2017 ma che si è ampliata negli ultimi due mesi (dicembre-gennaio). Poichè in situazioni normali, il prezzo del contratto con scadenza-consegna più lunga è maggiore rispetto quello con scadenza a breve, l'attuale situazione può essere considerata “anomala”, risultato di una tensione limitata al breve periodo.

Futures Brent 1 e 36 mesi

La stessa situazione si riscontra nell'andamento del Brent (benchmark del greggio in Europa). Gli andamenti sono molto simili con piccole differenze nella dimensione della backwardation tra il 2011 e il 2012 (maggiore nel Brent).
Focalizzando l'attenzione al periodo successivo al crollo del 2014-2015, si nota una situazione di contango che si assottiglia tra la fine del 2016 e il corso del 2017 fino a mutare in backwardation negli ultimi mesi dello scorso anno.

L'offerta di petrolio tra le tensioni geopolitiche e gli accordi OPEC

Vista la dimensione ridotta dell'offerta libica rispetto a quella mondiale non appare giustificata una aspettativa di prezzi futuri elevati. Ciò è confermato anche dalla situazione di backwardation che sta caratterizzando sia il mercato del WTI che del Brent. Gli aumenti delle quotazioni a breve trovano, infatti, fondamento nella preoccupazione degli operatori finanziari circa i possibili effetti delle attuali tensioni geopolitiche in Medio Oriente e Nord Africa sull'offerta mondiale di petrolio. Nel medio periodo, invece, ci si attende che il WTI non si allontani troppo dai 60 dollari. Una eventuale permanenza del prezzo sopra questo livello determinerebbe una maggiore offerta di shale oil; viceversa un prezzo stabilmente inferiore non sembra coerente con il maggior controllo dell'offerta complessiva che i recenti accordi Russia-OPEC consentono.